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  • mcenerini

L'inglese: un sogno divenuto realtà


Lingua ufficiale del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, di alcuni Stati del Commonwealth (Australia, Canada, Nuova Zelanda), delle dipendenze e degli USA, l'inglese è la lingua più usata nella Repubblica d’Irlanda, una delle lingue ufficiali della Repubblica Sudafricana e di altri numerosi Paesi asiatici e africani. La fase più antica di questa lingua germanica ha origine dalla lingua e dai dialetti anglosassoni, in cui sono presenti forti influssi scandinavi e un sostrato celtico ormai scomparso. A partire dal 1066, il normanno ha influenzato molto l'inglese antico, arricchendone il lessico, modellandone la morfologia e determinando il graduale passaggio al medio-inglese. Dopo due secoli in cui, di fatto, il francese aveva sostituito l’anglosassone come lingua di cultura e letteraria, tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo si è affermata una letteratura nella nuova lingua inglese e, un secolo dopo, l'inglese moderno per come lo conosciamo ai giorni nostri.


Con all'incirca 1,5 miliardi di parlanti totali, oggi l'inglese è la lingua più parlata del mondo (al terzo posto, invece, per numero di parlanti madrelingua, dopo il cinese e lo spagnolo). Oltre alle ragioni storiche, politiche ed economiche che ne hanno favorito lo studio e la diffusione, non dimentichiamo che l'inglese è 1) una lingua analitica, ossia non molto ricca di elementi flessionali; 2) una lingua funzionalmente flessibile, dove gli stessi elementi possono avere funzioni diverse (es. race car, auto da corsa, è diverso da car race, corsa automobilistica); e 3) una lingua elastica, sia per la capacità di importare forme da altre lingue, sia per la capacità di formare nuove parole. La grande diffusione dell'inglese ha certamente contribuito anche allo sviluppo di varietà "nazionali", tra cui l'inglese britannico e l'inglese americano. Le principali differenze non sono solo di natura lessicale (lift vs elevator), bensì anche grammaticale (Have you got a light? vs Do you have a light?), fonologica (suoni r e t, per esempio) e ortografica (colour vs color).



Imparare l'inglese è stato un mio sogno per anni, perché all'epoca i programmi scolastici non prevedevano lo studio di una lingua straniera alla primaria né di due lingue straniere alla secondaria di primo grado; in più, la scuola media che ho frequentato offriva il francese, quindi ho dovuto pazientare fino all'età di sedici anni per iniziare lo studio dell'inglese presso il liceo linguistico a cui poi mi sono iscritta. Fino a quel momento la mia motivazione a studiare l'inglese era stata alimentata dalla figura di mio zio, vagabondo per natura in virtù del suo lavoro di comandante Alitalia e, ancor prima, per aver partecipato a un programma di scambio negli USA con Intercultura. Quell'esperienza era stata per lui fondamentale e mi aveva sempre spronato a viverla a mia volta. E così nel 1997 sono partita anch'io per Chicago e quel viaggio mi ha cambiato la vita. Non solo a distanza di poche settimane di full immersion avevo appreso più di quanto non avessi fatto in un anno intero, ma il legame creatosi con la famiglia che mi ospitava è diventanto qualcosa di unico e irripetibile, trasformandosi in una profonda amicizia pluridecennale. E non solo: tornata da quell'esperienza e superata la maturità, ho sostenuto l'esame d'ammissione alla Scuola Interpreti di Trieste, dove poi mi sono laureata, segno che la conoscenza dell'inglese ha potuto spalancare porte e portoni. Oltre a ciò, la mia esperienza di apprendimento dell'inglese L2 con un approccio naturale ha aperto un canale di comunicazione privilegiato - potenzialmente - con il mondo intero. Ecco perché ho a cuore l'insegnamento di questa lingua in tutte le fasce d'età, a partire da quella più tenera: quello che per me è un sogno divenuto realtà potrebbe essere, per i più giovani, una realtà concreta fin da subito e, per i meno giovani, un sogno realizzabile sempre.

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