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  • mcenerini

Il linguaggio di Peppa Pig



È un vero e proprio fenomeno internazionale: Peppa Pig, la maialina inglese dell’omonima serie in onda in Italia dal 2010, è amata da milioni di bambini in tutto il mondo.


Un articolo de La Stampa di qualche tempo fa riassumeva bene la ricetta di un successo senza precedenti: «Scene di vita quotidiana. Cose che capitano in tutte le famiglie. È questo il bello di Peppa Pig. “In tv i bambini rivedono ciò che vivono ogni giorno nelle loro case”, racconta Ignazio Licciardi, docente di Pedagogia all’Università di Palermo, che ha più volte affrontato il tema del valore pedagogico dei personaggi dei cartoni animati. “Va anche detto - aggiunge - che Peppa Pig si fa portatore di valori che sono fondamentali nella vita dei più piccoli: l’idea di famiglia, di amicizia, l’importanza della scuola. Un aspetto che non può essere trascurato”».


Le serie prodotte finora vengono proposte (e riproposte) quotidianamente in italiano, inglese e in lingua mista, cosicché i bambini possano prendere confidenza con la lingua originale (e gli adulti possano fare un po’ di pratica!). Il linguaggio usato – da quello iconico al linguaggio musicale e verbale – è semplice, ma non banale, e i personaggi della storia – per lo più animali personificati – assumono atteggiamenti spesso stereotipati, ma verosimili. Per esempio, al di là delle simpatie/antipatie personali che Peppa può suscitare nei telespettatori più grandi, la protagonista della serie incarna il tipico atteggiamento di un fratello/una sorella maggiore che si atteggia nei confronti del proprio fratello/della propria sorella minore o, in generale, dei più piccoli. In modo analogo, Papà Pig (o Daddy Pig, nella versione originale) è sempre molto fiero di sé e si compiace delle proprie capacità, benché siano più le volte in cui combina guai che quelle in cui riesce a portare a termine un compito. Il cartone animato presenta molti di questi aspetti e li risolve sempre in modo estremamente naturale: è difficile che Mamma Pig (o Mummy Pig) riprenda Peppa o George, il suo fratellino, per un litigio o un’incomprensione tra loro. Le vicende vengono raccontate in modo tale che i protagonisti si rendano conto in itinere dei propri errori o pregi e si adeguino di conseguenza, senza fini moraleggianti. E tutto ciò avviene all’insegna dell’autoironia e del buon umore.


Le puntate di Peppa Pig (della durata media di 5 minuti circa) sono disponibili in televisione e su Internet, tramite YouTube. Cercando degli episodi da mostrare ai miei figli, ho anche trovato delle divertenti parodie in diversi dialetti italiani (mi viene in mente la versione bergamasca di “Pota Pig”!). Non posso dimenticare l’espressione mista di stupore e scetticismo che Anna e Paolo hanno assunto guardando la loro prima puntata di Peppa in bergamasco: nemmeno l’inglese fa quell’effetto!


A proposito delle traduzioni di Peppa Pig, la ripetuta visione delle sue puntate (distribuite su diverse serie) in questi ultimi mesi ha attirato il revisore che è in me. Difformità nella resa di stivali vs galosce o di alcuni personaggi come Nonno Dog vs Nonno Cane o Suzy Sheep vs Suzy Pecora lasciano intuire diverse scelte di traduzione e doppiaggio fra una serie e l’altra. Curiosità che richiamano, tra le altre cose, la complessità (e la sfida) rappresentata dalla traduzione dei nomi propri nella letteratura (e nel cinema) per bambini e ragazzi. Il successo di Peppa Pig, evidentemente, ha contribuito a farla più “nostra”, spingendo gli addetti al settore a rendere il cartone animato più target-oriented, ossia più vicino alla lingua (e cultura) italiana.


Al di là di ogni congettura, la Peppa Pig mania resta un dato di fatto, una scelta vincente da parte dei suoi autori, che hanno puntato alla semplicità e alla simpatia, ma soprattutto all’idea di famiglia, nell’ambito della quale si svolgono tutte le avventure di Peppa e che dovrebbe insegnarci a stare di più con i nostri bambini.

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